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Il giardino dei conigli


fermo al centro di una piazza vuota
ancora quel folle al barcollo
le sue mani in tasca sono pugni
di urla nascoste al vento
a guardarti vorrei essere orizzonte
se solo potessi spiegarti il mare


rammento vuoto di Amore decapitato
e quel silenzio a leccarti l’onore
il sogno di ripiegarti la faccia al percuotere
di mille viole


a sentirmi vorrei capovolgere il cielo
e mostrarti l’abisso del dolore
abbandonarti ai precipizi
ma non so fare altro che dispiegare ali


nel giardino dei conigli
quel bianco è al tuo fianco
fitto come uno strappo al petto


Salvatore Leone 2012

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