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Assolo a due voci

con la testa flessa sulla mia spalla tesa
scandisci a singhiozzo di risa amare
cercando tra le dita i palpiti
nella conta di un crogiolo
confidando al silenzio il tuo tormento

di giorni tra folle altalenanti
malsane e svelte come serpi, noi due fermi
sospesi al cappio di due alme bianche

dannati e rei tra occhi bordati
di sferze, e il mormorio di un geco
noi due fermi

amanti irriverenti

croci affrante su bocche fetide
nell’imbratto di un indecente festone
e un coro d’ombre in tondo
fermi

disteso e flesso affidi ogni respiro al mio petto

“Un giorno ti porterò via, nel mio giardino inverso, a testa in giù”

Salvatore Leone 2012

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