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La civetta

mi fingo poeta
perché ho la fronte ustionata
dal sole di ieri

e rubo teste al tempo estorte

prendo un caffè
in compagnia di un integralista
barbuto – in errore di sintesi
e lo stupore sgrana i passanti

libero il respiro, una tempia
ad ogni costo, faccia, ingiuria
il biasimo che scuote le spalle

“sei un viziato”

l’amore è una bestia smodata
si dimena dove mai fu concesso
sfida i venti e morde terra

maniaco dei cieli corteggio
l’universo come una civetta scaltra
con i denti di un cieco
e il ventre a doglie

un cascamorto

che implora parole di cui – fin qui
nessuno lasciò tracce


Salvatore Leone 2013

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