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La pece di un abbraccio

Dei cento e ottanta giorni
appesi ad una croce
ne restano i rimpianti,
mani nascoste sotto un tavolo
a cercarsi rubavano tremori

consumavo fiero le tue ansie tra le dita
e lo sterminio della folla intorno
mosca cieca di parole gettate ai sordi
pregandoti la pelle

non conoscevo altro che il sole
e tu mi insegnasti a mordere falene
lo scavare di fosse profonde
quel plasmare le macchie estese

a parlare della pece di un abbraccio

lo sfioro casuale di ricatti sussurrati
era pane amaro imboccato al pianto
rigurgito soffocato di pene ammaestrate

e la terra nuda della solitudine ormai nostra
evocava l’ampiezza di un manicomio abbandonato
lo schianto, le tue spalle al muro
un balbuziente a braccia aperte:

dimostramelo


Salvatore Leone 2012

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