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La pece

Ricordo mani sotto le pietre di giugno
che rosseggiavo nel sole
e tu mi insegnasti a mordere falene
lo scavare d’argento esteso, a parlare
della pece di un abbraccio. Giochi nuovi
che segnano le guance di brezza notturna
e gigli neri sul collo

lo sfioro casuale di ricatti sussurrati
era pane amaro imboccato al pianto
rigurgito di pene ammaestrate

e la terra nuda, solitudine ormai nostra
conquistata con l’oro e la lancia
evocava l’ampiezza di un manicomio abbandonato
lo schianto di spalle al muro
la balbuzie di tramonti
che maledivo allo schiudersi degli occhi
ad ogni battito irriverente
delle ciglia, che mi ha oscurato il cielo
in mezzo secondo.

Ancora una notte mi perseguita
con i suoi piedi veloci e neri.

sl2012

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