P’


Poesia dell’inutile

Non sono un poeta
signore e signori dagli occhi stanchi
ma un geco appiccicato al muro che non ha notizie
del mare intorno, per quanto insista il sole
cerco la nicchia dove vomitare
e farmi a pezzi

Non so nulla dell’uomo che calpesta i miei prati
forse accenno un lamento, dormo in piedi
nella rima, trasfusione che si fa acqua
e m’invento cose buone per domani, l’aria
oppure sputo nel piatto – leccato ieri
quasi ingrato, senza lasciar traccia

Questa poesia – l’hanno chiavata bene
non ho versi da spremere nelle piazze
fetore che gonfia ogni vicolo, le cosce della gente
e con la signora metrica – siamo arrivati alle mani
il mio tremare non è affar suo
sembra che non si bagni da anni

Non so cantare, voglio solo un po’ di pace
lo scannatoio del necessario, è già noto
insieme a tutte le nostre prigioni
e non imbratterò nuove pagine

Vorrei somigliare al volo
almeno – tra le righe
anche se indiscreto sevizio
questo bianco, con un pronome personale
del tutto inutile

Salvatore Leone 2015

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