pdv

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Palazzo dei venti

Il cielo
defecava pieno di corvi
anime bagnate nel fiume sacro
uno sputo di tabacco rosso.
E’ quel posto dove l’uomo – va pulito dentro
come un bicchiere sempre sporco
dal fetore negli sguardi – e la fame
artefatto di un profumo che sia caro

Ogni cosa andava sfregata, pulita dentro
era strano un uomo, il suo mestiere
si insinuava nelle orecchie
con uncini di ferro, la mira di uno strabico.
Era strano quel mestiere
e il nero, il turchese, il verde che brillava
barbe contenute in buffi nodi
una palla indisciplinata di mercanti e santi
mutilati e gigolò in tenute sintetiche

Tra diamanti e feci
impressero il terzo occhio con un dito
inerzia di un vegetale

Ero come quel palazzo rosa
a Jaipur, che suonava tutto
con un po’ di vento

India 2008

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3 thoughts on “pdv

    • Si! Mi dispiace soltanto di aver trovato anche lì un ambiente che simula questa elevazione spirituale, non sono tornato mistico come tanti, anzi, ho cominciato ad apprezzare la materia nelle giuste dosi, perchè renda giustizia al volere dell’uomo e non delle piante, noi non siamo piante, nè vegetali, a qualcuno potrebbe far comodo, invece! 😉

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