L’ù

L’ultima cena

mantengono distanze perfette
il coltello sempre a destra
se la fame non discrimina
imbianchino, prete, delinquente
al ruminar della vita
c’è il gaio, un barbuto, la velata
un banchiere col violinista
l’ortopedico

facce impresse in un soufflè
rissa di carni e troppo sale
il mento sporco non distingue
ebreo, astruso, il maniscalco

a capo di un coperto
siede un commensale risoluto
si disgusta ad ogni morso
con baffetto e fascia rossa
versando vino – tipo santo
vuol far da paciere
poi si accascia nel miracolo
di una cosa che si guasta
grazie a Dio – poi si rompe

Salvatore Leone 2014

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2 thoughts on “L’ù

  1. Bella. Mi fa trasalire sui miracoli della fame e della morte, che non distinguono, nonostante le distanze precise, le risse di carne, e forse nonostante i tentativi di pace.

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