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La mia poesia è un break silenzioso, un momento di pausa, riposo
ben distinto dalle finzioni che circuiscono l’anima
cinque minuti privi di pudore per dire come sta il mio cuore
come stanno le cose qui dentro, e lì fuori.
Non voglio che sia un altro errore, un’altra farsa da imparare
lasciatemi sbagliare mentre scrivo, lasciatemi farneticare
voglio farmela un pò addosso.
Non amo i poeti spavaldi che incontro, quelli che rimano col sorriso cinico
terrorizzati dai sentimenti buoni, perchè le stelle insieme alla luna
sarebbero patologie, un bagnarsi arcaico.
Hanno imparato a tagliare versi come fossero cotechino
tanto che non li distinguo, quale sia uno, quale sia l’altro.
Arrangiano strofe, sono gli Indiana Jones del salotto, ti puntano coltelli
poco affilati, forse hanno sprecato troppe parole d’amore
spremendo ogni termine concesso senza averlo mai vissuto.
Al poeta spavaldo e cinico, gli farei così male, nelle posizioni più abiette
improbabili, urlerebbe poesia.
La mia poesia è la sfida di raccontarsi deboli
di quanto un uomo abbia bisogno di due patetiche righe ogni tanto
per essere un uomo, per dirvi come si sta qui dentro, e lì fuori.

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9 thoughts on “.

  1. Io con la poesia non c’ho mai saputo fare e manco ci provo ma leggo chi tesse ricami e fa quella cosa che deve fare la poesia, aprirti un varco in petto e far uscire e entrare di tutto.
    Tipo tu. (e la Piper scusa sì la cito perchè lei è un’altra che fa tele di parole).

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