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24 Giugno 1981

si fa presto a non comprendere
luce che bacia mentre la schiena si piega gelida
i giochi da smontare per saperne l’anima
pareti imbrattate di pece, ramanzine
se la faccia mostra occhi e denti bianchi
quando la solitudine è un vestito nuovo così indossato

dalla finestra osservo stralci di vita non concessa
la baruffa per un aquilone, due biglie

l’odore di fatica estesa
spiega il dovere più dell’austero tramonto
discesa ripida che non prova le mie ossa
rimane il dubbio di chi mi nascose al mare
e pretese ferma astensione
poi rimbocchi gomiti ancora freschi
quando il cielo non ha pudore
ed è vezzo sorridere come bambole di pezza
testa in giù contro il muro

al decimo anno gravano silenzi
osservo il dolore, quei rivoli di cera
degli estranei festosi intorno a un soffio
incartati del carminio peggiore
il più gradito presente è una pastello nero
ritrae alberi spogliati, colombe bianche
elefanti ripiegati
trapezisti con le stelle – macchie d’amarena

un cameriere snob serve del vino a Giuseppe,
nel fienile di una stalla germogliano ciliegi
prati grigi, donnine con i seni

in quel furgone abbandonato vicino al fiume
una preghiera bagna ogni angolo e mossa
chiedo ancora delle mie carni
barattate con un pò d’aria

Salvatore Leone 2014

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