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Fughe

sul treno ormai per vizio
salutavo dietro ai vetri
perché fosse un vero addio
da ricambio della pelle
randagi ispidi, bagagli appresso
in stazioni desolate
lavatoi d’acqua rancida
e disertori allo sbaraglio

giunto al confine
le facce son le stesse
cinque, sei corpi mai affrontati
un uomo ha il profilo di mio padre
e quel tipo, dal respiro ormai noto
sembra Antonio
che un giorno m’ha tradito
le donne ferme all’angolo
somiglian bene
a tre angosce irrisolte

l’inutile delle fughe
che siano mare, vie di terra
con l’appiglio del silenzio
resta dentro al proprio inferno

Aymen, l’ho conosciuto ieri
in quel paese, il più lontano
ha lo stesso naso e parla
come il bastardo
che non seppi amare

Salvatore Leone 2014

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