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Il meglio sole

le dita sulle mani
sono dieci, le riconto
gli oggetti della casa
al loro posto, fermi
anche d’inverno, il mese prossimo
aria che nessuno sposta
cani in porcellana
una foto dell’ottanta e la cornice
ben tarlata, quasi fossi già esistito

due specchi alla parete
non danno tempo di guardarsi
sono sempre un altro uomo
che non ha pace, volteggia lento

so del rumore, i giri di chiave
ogni tremore ebbe luogo
dovrei far mente locale, ammansirmi
ricordare dove ho messo queste mani

la bocca è sul comodino
vicino al pianto e due rose

sento appena
l’odore del muschio
che mi facevi addosso
le strade buie percorse ad occhi chiusi
neanche fosse il meglio sole
a indovinare

poi fu momento
di resistere a denti stretti
l’opera di un macellaio col fiato brutto

è stato un gioco da ragazzi
amputarti da vicino
i tuoi capelli diventarono bianchi
per lo spavento, ed io rimasi
senza braccia

Salvatore Leone 2015

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