Sento qualcosa piangere

a dire il vero
non la racconti giusta
ti sei seduto a gambe aperte
come il partoriente, e nel parlare
la doglia strozza, non mi è chiara

è sudore gelido in fronte
l’addome piegato dentro
muta retroversa, e conta fino a dieci
respira, respira, non vender fiato
l’indaco che si è rotto, sembra acqua
in una ciotola di cane

quanti uomini giunsero attorno
nello spiegare il tempo che piange
l’appena nato, avvenuto in un monte lontano

ne ho visti
di seni gonfi nel distendersi
e sputare, lasciando voglie
di zucchero e cotone
sulla pelle dei bambini
colti da gravidanze immaginarie
dovere finemente isterico
che mi fa bollire il latte ogni mattina
per darlo al gatto dei vicini

mentre tu continui a spremerti
quel dannato petto
io sento qualcosa piangere
mi volto spesso

Salvatore Leone 2015

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