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Satiro notturno

quella notte venne satiro
a guastare il sangue, vipera d’un ansimo
al collo, poi rantolando al ventre
umido, biforcuto
avvelenava ogni angolo di carne
e tremava fredda, venne a coprire l’anima
fluido e immediato lo sputo nero
più amaro del pianto concesso all’uomo

bevvi siero, latte dal seno maledetto
e cadente, di un animale confezionato
a guarirmi nella maniera di chi avvelena
oh satiro che divora, spalanca braccia
matematiche indegne, conte retroverse
del meno per meno fa più sulle dita
di bambini e giocolieri, il distratto
se non fosse che mi rimane un dubbio
dentro, ogni sferza compiuta
che si lacerano tempie, strappano ciglia
se adesso, del veleno ne rimane solo il veleno
l’acqua melensa, stomachevole è il tuo morire

Salvatore Leone 2015

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