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Gerusalemme

entrerò a Gerusalemme con tre nomi
Salvatore, Giovanni, Massimo
il fiato di chi ha camminato a lungo
sbracato nel visone color miele
e Destro, un maiale al guinzaglio
griderò ai padri che mi hanno venduto
e poi adottato, in affido qualsivoglia cane

sapessi tremare almeno
nel raccontare fiabe, preghiera
di schiene logore, asciugarmi la bocca
ma è tardi sui fianchi
come potrei ricordare giorni non vissuti
il nome giusto negato al fonte
chi lo avrebbe annunciato e per bene
senza tracce di saliva agli angoli

come potrei somigliare al tipo
messo lì, magnifico ed estraneo, tendere
fandonie, storie indicibili, raccapezzate
che non mi è familiare il sangue
ne rimane un figlio spogliato che balbetta
di memoria alcuna

Salvatore Leone 2015

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