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Luci e ombre

dopo il finto biondo
che all’alba non seppe il mio nome
ho imparato a indicare la porta d’uscita
sbirciando da sotto le lenzuola
correva testa gialla nella nebbia di Milano
dopo Michael, le rose
e l’oceano indiano
mi sono messo al bagno
a fuoco di una camera oscura
immortalato nelle pose peggiori
credendo che un dipinto di luce
si nutrisse del dissenso
ma il nulla non necessita presenze
è già superbo e nero, cianotico
non vuol certo grazia
basta spostarsi lentamente
dalle zone d’ombra, e sorridere
addolcire lo sguardo
la veduta che si estende

dopo l’angelo dai capelli bianchi
che spaventato mi salutava con mano
quanti martiri e caduti
un pelouche di agnello sacrificato
in una bocca senza fondo
aspettando invano il sole
intascato dall’avaro, e così
sia morso

Salvatore Leone 2016

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