P

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Prometeo

ehi poeta, resta fermo
vieni qui piccolo bastardo
alza bene le mani e non fiatare
stupido incrocio
tra Mefisto e il Santo
adesso, con la solita flemma
spiegherai a quella gente
dove hai messo la luna
madre, alta e ridente nel cielo
tutte le stelle imballate
messe a saldo come lustrini
di una squallida merceria
il vento che carezza
l’incarnato, e suona le musiche
delle nuvole, le chiome
sciolte di brina e del canto
cos’è? lo hai ingoiato?
dimmi dove hai messo
le donnine nude e i bordelli
rivoluzionari, quei soldatini
sbracati, dentro la scatola
dei biscotti?
ehi poeta, dimmi la verità
e non tergiversare
tu non sapevi nulla del mare
sei un pigro, eppure
lo hai descritto come tuo
nelle varianti del blu e dell’infinito
orizzontale
non lo avrai messo su due pagine
e svenduto?
insieme alla speranza umana
tu cosa ne sai del piangere

e tu cosa vorresti da me uomo
della terra, adorno di braccia e testa
sai cosa fanno a quelli come noi?
ci mettono al palo con Prometeo
in attesa che la grande aquila
divori il nostro petto
eppur vero che il poeta
accecato, intorpidito alla nascita
è soltanto un arrogante
non sa del mare e dei venti
impiega una vita a trovarne uno
vattene al sole e non frignare
che tu, uomo della terra, vedi la luna
tutte le volte che ti occorre
talmente ingrato
da non averne
la più pallida idea

Salvatore Leone 2016

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