Je m’en fous

je m’en fous
soluzione amletica
dietro i rami d’ulivo
scansati di mano, dagli occhi
se non vi è concesso baciare
terra, bere dalle mani
guardando l’aquila adagiarsi in volo
e tutti voi, e tutti noi un broncio
stimato, di prima mattina
tanto è congeniale la parola
breve, spremuta come il sasso
da mettere al bando
all’occasione del mare
avete mai sentito dire al bambino
je m’en fous?
quando slaccia il palloncino dal polso
e lo piange volare
mentre perde l’amico immaginario nel fiume
lo trascina via, foglia
aver cinque anni, e ancor meno
saperlo dire senza esitare
che non può fregartene meglio
non la prossima volta
non domani, non questa
maledetta sera
je m’en fous era perfetto sempre
anche in inverno, ad Agosto
il successo di non balbettare

a Giugno il solito rifugio
un pulmino abbandonato
sotto il grande gelso
aveva ancora la radio
un ragno e la sua tela
incollata al cambio frequenze
una musica, Paradise
si moriva tutti, detto
con un nodo alla gola
je m’en fous
e l’amico immaginario
seduto a fianco
non smise più di piangere
neanche a quarant’anni

Salvatore Leone 2016

 

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