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Non sia per comando

saresti così gentile
da chiudere le tende
e sorridere
un bicchier d’acqua
non sia per comando
è sete, capogiro
di luce, muore dentro
ogni alba scordata in tempo
a furia di ripetermi
nel silenzio eco rimbombo
parole tue messe a tacere
l’anima si è asciugata
qui da dentro, bestia
la punta della lingua
tutta
e se fossi l’uomo
il matto che parla da solo
nel muro, una piccola crepa
da baciare
le mosche azzittite
se agito le mani
mi capirei follia
no, non sono il solo
nel delirio di febbri innamorate
tu sei quello rimasto in piedi
vicino alla finestra
spalancata grande, occhi
che hanno ingoiato il cielo
sguardi innocui stampati
sopra, a nulla dire
mai nulla dissero
impassibile
come se poco c’entrassi
col tremolio che ti spoglia
ma sai che in questa stanza
nell’onore delle mura
ogni verbo trattenuto
è tensione del nervo
riemersa sulla pelle
che profuma di latte caldo
come la brina dei sospiri
rigorosa tua presenza

Salvatore Leone 2016

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