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Mio malgrado

a destarmi
il nostro vento
sapore umido di Settembre
nuvole abbracciate come ospiti
eleganti, la veduta sgranata
del tuo sbadiglio, che sia fame
sul collo, passatempo sacro
finta che tu ci fossi
di pessima invenzione
e conto fino a tre le dicerie
di buona giornata
lanciando biglie su un prato terso
di pioggia, mentre il guaito del cane
disturba la mira, arrende

potrei vestirmi blu, un po’ serio
macchiarmi di latte non più
tardi di adesso, che è tardi
trovare la scusa del sapone sugli occhi
un sorriso fino a mezzodì
carni brune e vino rosso, lungo
rinsavire parole, un nome appiccicato
in fronte, se dormi ancora in piedi
e ti abbino la cravatta
all’odore distratto di queste mura
poi a sera, non ti reputo
distante, il mai avvenuto
è breve fortuna la saviezza
perduta, clemenza di un’ombra
aggiustata per caso, qui vicina al fianco
son ferrato a trattarne il silenzio
nel buio che soffia inconsistenza
assolto perché dormiente
deperito di sonno e di tempia
mio malgrado accucciata visione
a non sussistere
poco dopo ero caduto lì
che mi adoravo

Salvatore Leone 2016

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