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Pallido Natale

il mio venire al mondo
sarà calenda greca, senza fieno
un raglio a togliermi il gelo
dalle ossa, mancata stella
che non sa oriente e s’è persa
nel buio degli occhi, un mare di pece
a venire
e nel mio venire tre magi spilorci
che puzzano d’oro e argento
nel fracasso dei corvi
che m’interrompono sul meglio
il buongiorno che dico
e se parlo ho cento uomini pettinati
a voltarmi le spalle
un giro sui piedi, rapido e breve
che fredda il sangue
tremore di mani nude che avviene
insipido e di pelle smorta

nel mio venire avevo occhi rosa
e mezza bocca chiusa
ogni volta che mi accade il Nulla
è zucchero a velo sulle vostre facce
neve fioccata per divertirvi il cuore
luna derisa in piena notte
poi, mi hanno appeso al muro
e tirato le guance, disteso
a piangere latte
sulle vostre lingue

sotto l’albero di lucine a intermittenza
addobbato di falene, ho tre regali per me
una museruola bianca che suona
un trenino di legno senza ruote
e se faccio il buono fino a domani
una crema solare
per gli inferni a sorpresa

Salvatore Leone 2016

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