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La furia

Anch’io mi sono ucciso
in strofe d’abbandono
per trastullo, un movimento
involontario della mano,
l’ho chiamata su fogli umidi
carne mia promiscua, cagna
lamentosa di luna piena
notti maleodoranti che cercano
nuove albe da rosicare.
Anch’io ho scritto per diletto e morte
dolci bruciature sul viso
spasimo eterno di uno sfioro
sull’incurvatura della schiena
brivido che teme l’ultima parola
m’arrovento dedito.
La gelosia ha occhi grandi
rossi di sangue
morsicature alle labbra, denti stretti
di un ultimo canto che non perdona.
Anch’io mi sono ucciso
nel capitolo a venire
gridando al tradimento di cui sono artefice,
ferito nell’orgoglio mi scrivo addosso
versi purpurei, rabbia cieca
di un delitto d’onore.

Salvatore Leone 2017

Dipinto – La furia di Orlando – Giorgio Dante

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9 thoughts on “*

  1. Spiccata suggestione, che sfocia in un’accentuata inquietudine, in questi versi
    di magnifica lettura
    Buona serata, Sal,silvia

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