O

cb49023dfd5b44ba4dbe91b23b70a32d


Odissea

Amo le gambe
degli uomini distesi al sole
la invidia per chi si innalza
brancolando nella sabbia.
I padroni di questo inferno
dagli inguini possenti.
Loro, che non sanno più nulla del mare,
si bagnano la fronte per difendersi dal sole
e avanzano solenni nella pietra,
un cielo duro finito sotto i piedi.
Non sanno nulla dell’acqua
la guardano che è bello l’azzurro
ignorando l’abisso di cui sono fatti.
L’alba mi aggrappa allo scoglio
sfinisce la gola.
Amo le camminate decise
rigonfie ai polpacci
la gelosia per chi ha avuto oriente.
Le schiene dritte che non sentono
ragioni.
Canto, ed io canto
le inutili squame d’argento,
una lastima antica
che infrange ogni barriera del suono.
Amo quegli uomini ad ampio torace
che sanno respirare
lontano dalle battigie.
La mia rabbia di sale rinnegato.

Ed io canto,
giunto fin qui a malocchio
fino a spaccarvi i timpani
le braccia, le rose.

sl2018

7 thoughts on “O

  1. Canto, ed io canto
    le inutili squame d’argento,
    una lastima antica
    che infrange ogni barriera del suono.

    Questa poesia è a dir poco… bellissima, io ho citato i versi più densi e migliori, a mio parere (non che il resto valga poco, anzi è vero l’estremo opposto).

    Un sorriso,

    Irene

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s