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Un giglio

Nelle tuo giglio dormiente
si distinguono grazia e il pomo d’Adamo
che tremola, dal guanciale a un nome più grande
lontananze d’aria ferma, che neanche il santo
poté saggiare dolcezze morte sul collo.
Si mettono a catena gole bianche,
la fronte diventa buon muro dove
poggiarsi a lamento e cantare.
Avrei voluto morderti al sonno, dove
ebbero origine eco stanche, giochi malati
di un dito all’ombelico e la rosa.
Avrei potuto gridare, se vederti impazzire
ad occhi spalancati e rossi, sarebbe poi tutto,
un dio che rovina il costato.
Mi piego acqua di spoglie orizzontali
a placarne le bocche insonni.

l2018

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