20191205_152545

BB

Nelle ossa trovo il tempo delle rose
ginocchi malmessi una volta e per cent’anni,
che il vento porta al limone buone creanze
baccano di polveri concesse agli aliti
una volta e per cent’anni.
Dove luce e caos travolgono giardini
ho una probabilità sul miliardo di battere
bocca e fronte, costole indurite
al sole in piena.
Ė questo un fracasso di cielo
a braccia rotte e bianche
tempie esplose per un’antica fatalità
portando mare allo stomaco
il divaricarsi del fiore, acque abbandonate
per un po’ di terra, raddrizzate le schiene.
E il fuoco mio che non lo ha fatto apposta.

Noi che malamente sappiamo, e abbiam saputo
travestiti da luna e vento, imitando faccine all’alba,
noi giullari d’inferno, saremo poi così baciati?
Noi che smettiamo d’agitare le mani
per un avvento di pioggia sul collo.
Adoro la tua testa sbadata e bianca
nel mezzo scuro dell’orda alla guerra.
L’imprevisto che segna il petto.

sl

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