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Drama


La luna ė diventata grande e vi supplica;
non ama la solitudine delle magnolie, viste da qui,
l’argento desolato nelle strade, l’incanto muto e soldato
che spinge falene contro i muri.
Tra porpora abbandonati non ho scorciatoie e né rose,
lo scuro inizia danze appese ai tetti, scomunica di piogge
che non sanno bagnare la fronte, scrostare il nome breve.
Lenzuola immacolate nel disordine dei gomiti
e a sole basso, elemosino archi venuti al dorso.
M’infrango d’acque inutili che freddano ogni cenno d’ossa
e al gioco profumerò di frasche vive, così
l’alba mi lascia nudo, sotto al diluvio del ciliegio.
Tra folate d’erbe alte che crescono nei fiumi
vanno a capo lamenti, senza la pietà degli addomi.
La luna è diventata grande, ancheggia su piastrelle e vetri.
Come la peggiore delle femmine sole.
Che pure il mare ingrossa preghiere, l’inutile brezza,
venite in sette a portarmi via.

sl

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