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Che nuda la luna non abbia scuse

Da qui passano uomini dal mento ingiallito
e lingue sbrigliate falsano il cielo. Una volta e ancora.
Mi indicano l’Altare più a Nord con aliti freschi e un dito
la possente marcia dei teatranti.
Li hanno mandati da me, perché abbiano spalle larghe e braccia robuste
perché i miei occhi di Medusa non si posino alle bocche.
Mi volto appena in tempo per allietarne le carni
mentre scelgono nomi brevi e sfuggenti, un muro buio
dove chiamarmi a denti stretti.
Giungono con l’odore buono delle fioriture
un petto nero corvino, sollevandomi alto
per offrirmi in dono al nerbo di Orione.
Li hanno mandati da me perché non si può lasciare il mare
nelle mani di un bambino, né si confidano orizzonti d’inverno.
Per confondere pioggia battente e lamento
e distogliere dalle aquile lo sguardo.
Si assicurano che io non vada a pietrificare le ultime rose
che io faccia almeno tre giri su me stesso
che nuda la luna non abbia scuse
che al più presto io muoia d’occhi larghi e pazzo.

sl

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