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Tu mi appartieni

tu mi appartieni, disse la notte
non piangere
figlio del buio, nasconditi sotto l’asfalto
in un tombino, dove il sole è reietto
corri, attraversa insieme al ratto
i cunicoli d’acqua putrida
gioca pure a quel che resta – è peccato
risalire il manto di pietra, l’azzurro dell’aria

vuoi correre sui prati, lo so
bagnarti di profumo, e se fosse, anche pioggia
assaporare il raggio sulle labbra
corri, e se corri
accecato dal giorno, viso sgocciolato nel vento
calpesti dolcezze di catrame, il verde brillante dei passi
dove ordinarono la luce, ad alta voce
giostre impazzite che si fanno orizzonte
sogni ancora di respirare vertigini

hai scardinato bilance, ogni sorte
l’oriente dei mari, l’equilibrio delle braccia
tu mi hai tradito – disse la luna
non puoi masticare rose
non è questo il tuo posto
torna giù, nella solitudine delle fogne e prega

i miei figli hanno spalle, mani robuste
è all’inferno che reggono tutto il peso
della volta celeste

Salvatore Leone 2015

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