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juste


Fra te e la luce

Sono uno che sporca,
l’ombra di schiena.
Ho vissuto nel mezzo, fra te il sole
che riduco a brandelli

e nell’eremo delle scapole
faccio bibbia di fiori neri
incido sacri lamenti.

Vivo fra la pelle e l’alba che rovino
forse danzo alle tue spalle,
sono soltanto un uomo
che si è messo di mezzo
fra te la luce.

Vivo fra te la luna
che è venuta a portarti
la mia bocca, tutto il nero
che ho respirato.

sl2018

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kiuu

Mea culpa

E’ colpa
se ti concedo un faccia a faccia
di spergiuri che non deludono orizzonti
caduti in mano ai giganti

Qui, nella menzogna di lune che sono state brillate,
ho uno strano modo di battermi il petto
ai tuoi occhi che sembrano altari di mare

Mi chiedo dell’urlo alle scapole
di te che metti a soqquadro il cielo

Dal canto il ciclope
dormiente nei miei rovi,
la bellezza di una lastima
che mi regge le spalle e l’eterno

Di un balzo
noi che siamo stati più indecenti
dell’aria.

sl2018

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Razza bianca

Sono di razza bianca
come la luce e la neve,
eppure non vi sono piaciuto

Le rose malate dell’iride
non sopportano il sole che mi piaga,
e tutti gli uomini
a vedermi, fanno gli scongiuri
mi considerano una maledizione del cielo

Sono il ritratto di un Dio anemico
che non distingue la pelle dei figli

Parlate di uguagliare le braccia
alle persone, le schiene ambrate
a quelle fredde dei ghiacci.
Eppure vi coprite occhi e faccia
a guardarmi

Sono di razza bianca
come la luce e le ossa
un fallimento avvenuto in cielo
chissà quando

di un creatore che non si fece mancare nulla
che avrebbe voluto un po’ di quella carne

Tenetevi i musi neri, i capelli ramati
quei sorrisi tenui e giallastri

siate di buon fango meticcio

che a essere Uno
vi siete additati e poi ammazzati

Sono di razza bianca, spettacolo
di cristalli che muoiono al sole.

sl2018

O

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Odissea

Amo le gambe
degli uomini distesi al sole
la invidia per chi si innalza
brancolando nella sabbia.
I padroni di questo inferno
dagli inguini possenti.
Loro, che non sanno più nulla del mare,
si bagnano la fronte per difendersi dal sole
e avanzano solenni nella pietra,
un cielo duro finito sotto i piedi.
Non sanno nulla dell’acqua
la guardano che è bello l’azzurro
ignorando l’abisso di cui sono fatti.
L’alba mi aggrappa allo scoglio
sfinisce la gola.
Amo le camminate decise
rigonfie ai polpacci
la gelosia per chi ha avuto oriente.
Le schiene dritte che non sentono
ragioni.
Canto, ed io canto
le inutili squame d’argento,
una lastima antica
che infrange ogni barriera del suono.
Amo quegli uomini ad ampio torace
che sanno respirare
lontano dalle battigie.
La mia rabbia di sale rinnegato.

Ed io canto,
giunto fin qui a malocchio
fino a spaccarvi i timpani
le braccia, le rose.

sl2018

..

okiu


Frasche

Bassa voce
nelle frasche di giugno
a spartirci l’acqua che moriva addosso

a confidarci le stelle più grandi
l’aria nera col fiato sul collo.
Ricordo un rifugio di luna domata
le rive fredde della commozione
in inverno

bassa voce tra gelsomini
a bagnarci la fronte

di orribili silenzi

Sappi che in questi giorni d’afa e arroganza
ogni macchia brucia nei fuochi che profumano d’alicanto
s’odono appena i respiri nelle ceneri delle zagare

di tua luce che afferro
di cui innalzo i bianchi monumenti.

sl2018

ss

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Rosso imbroglio

Al colpo inferto e la grazia
parlate di fiori che abbelliscono,
del grido che mi profuma le costole.
Avete appigli di corallo,
rose completamente sbocciate
all’addome, che nessuno teme o pianse.
Vi venisse il dubbio del sangue
rosso imbroglio che si posa alle mani
ciliegie a bocca di morto.

Sono qui a pregiarmi di voglie al collo
notti che non ho saputo scuoiare
per un po’ di luce, una schiena da mettere
a giorno

Non mi piacciono i nomi che date ai fiori,
li avete presi ai morti.
Alle rovine della tempia nell’acqua
e voi che mi chiamate.

Non credo agli scarlatti sui polsi,
alle croci di Maggio,
cieli che cadono dissanguati,
a voi che correte vantandovi
dei bei tramonti.

Eppure, dagli anemoni che bucano
il ghiaccio sporco degli occhi,
le folate addolciscono le guance
senza che nessuno cada in disgrazia
o che si faccia male.

Senza che nessuno bruci.

sl2018

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Facci caso

Facci caso
non siamo morti
se lo fossimo, comincerebbe dagli occhi
non avrebbero ampiezza, l’umido
che ci è dovuto. Tutta questa maledetta luce.

Facci caso, non piglio metafore, non evoco,
mi piace dire le tue spalle composte
com’era gentile la bocca, o la
camminata perfetta di soldato triste.
Vado a capo se mi pare, su vecchie strozze di gola
quando ho bisogno di riposarla,
nessuno sa delle pause lunghe, del sangue
che inceppa la vena.
Senza giri di parole, libere interpretazioni
e casaccio, mi piace dire la tua faccia
così com’era. La voglio com’era.
Se ci fai caso, non siamo morti,
se lo fossimo comincerebbe negli occhi,
eppure ci tradiscono le solite strade di oleandri
gli angoli di muro a spavento, l’incontro fortuito
che fa saltare la pelle.
Se ci fai caso, non siamo morti
comincerebbe dagli occhi, non avrebbero
impetrazione
tutta la larghezza.

sl2018