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Giardini

a confidarti
il sapore della bocca che tace
direi melenso, un pugno di gerani
tra i denti, effluvio lento
rosa d’acqua che trema sul petto
se ti avvicini, ti confido le rose
l’odore di chi si finge morto
direi stucchevole
un fremito a braccia aperte
quel respiro piantato al dorso
tra due scapole morse, aperte al sole
dove si esibiscono giardini
il rigoglio dei grandi salici

Salvatore Leone 2017

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La furia

anch’io mi sono ucciso
in strofe d’abbandono
per trastullo, un movimento involontario
della mano
l’ho chiamata su fogli umidi
carne mia promiscua, cagna
lamentosa di luna piena
notti maleodoranti che cercano
nuove albe da rosicare
anch’io ho scritto per diletto e morte
dolci bruciature sul viso
spasimo eterno di uno sfioro
sull’incurvatura della schiena
brivido che teme l’ultima parola
m’arrovento dedito
la gelosia ha occhi grandi
rossi di sangue
morsicature alle labbra, denti stretti
di un ultimo canto che non perdona
anch’io mi sono ucciso
nel capitolo a venire
gridando al tradimento di cui sono l’artefice
ferito nell’orgoglio mi scrivo addosso
versi purpurei, rabbia cieca
di un delitto d’onore

Salvatore Leone 2017

Dipinto – La furia di Orlando – Giorgio Dante

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Venazione

mi vieni in mente bianco
ritratto di un sorriso esangue
fa cosi freddo nella tua bocca
e lo sguardo assiderato che mi provi
addosso, rimane fermo
si posa lento sulle labbra
come neve dolce ad ammutolire
parole stanche, mentre aspetto
che il sole viziato di Giugno
ti uccida, e bruci
le rose dei tuoi occhi
che non sanno più scrutarmi
mi vieni in mente bianco
disgrazia di un pugno di ghiaccio
che mi raggela dentro
mentre sento cantare l’angelo
brevi stonature sui carboni ardenti
che per amore è giunto
al mio inferno e si dimena
sfiorando le carni
condannate al torpore della terra
e se provi ancora a toccarmi, giuro
nell’odore tremolante
venazione calda e morente
nei sospiri, lunghe ustioni
sul tuo petto
neanche avessi detto due parole
chissà che di biblico e sconveniente

Salvatore Leone 2017

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Ho freddo

dovresti confidare nei lamenti
che sai dire
sbugiardare sorrisi di accomodo
ad esempio, oggi ho freddo, freddo
detto così, senza alcun pudore
una maniera di sedurre il sole
cieli che placano la sete

eppure siamo morti in discrezione
rinnegando ogni carenza, il bisogno delle gambe strette
bene educati al sangue freddo, abbandonati
da qualche parte, muso a terra
e una sciocchezza, la solita scusa del coraggio
che sfigura ogni fremito di vita
e niente, gelido niente a guance tese

dovresti confidare nei lamenti, gemere
ad esempio, tu che mi bastavi nudo e vile
uomo d’acqua e di oro

Salvatore Leone 2017

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Il sole dietro

il sole dietro
è dio che parla alle mie spalle
e giù per terra l’anima negra
che mi somiglia
il sole dietro non ebbe sorte
di sputarmelo in faccia
e giù per terra
la serpe si è addomesticata
conosce ogni marciapiede
vicolo da percorrere e ombreggia
lì dove metto i piedi

al tramonto si alza
tenendomi le mani
conosce tutte le strade bianche
dei giardini che non ho saputo
mi perseguita il passo
dentro la sera che aspetta
e curiosa muore
il sole dietro, dio
che mi spettegola

Salvatore Leone 2016

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Il sazio

non avendo altro da fare
mi hai toccato
e i respiri appoggiati sopra
come erbacce infestanti
rovinavano il petto
ogni sentiero della schiena
l’attimo disinvolto
una rosa lenta a capire
sanguinata per indolenza
hai stabilito la bellezza
così, nelle braccia
che devastano
e l’inutile profumo
di un lamento espanso, e tu
che non davi sazio
sei colui che morde e poi sputa
negando il pianto dorato
di un’alba timorata

Salvatore Leone 2016

°°

sans-titre

Gli occhi di Lucia

di primo acchito
non erano rimasti occhi per piangere
sembrava buio, e ancor più buio
cosa hai visto che annorbava
nelle due dita ficcate dentro
se non fu concesso sbirciare
oltre le mura delle nostre pene
di primo acchito
ci avevi visto bene
come la peggiore guardona di quartiere
andavi tolta di mezzo
dalle lunghe ciglia
e l’imbarazzo in ognuno
di primo acchito
non sai dove appoggiare le mani
negli oceani di mante nere
ad occhi grandi e immaginazione
di primo acchito sembri una pazza
con tutto il sole messo da parte
conservato dentro

Salvatore Leone 2016

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*
al ritorno
sabbia nei capelli
una macchia di luna sul viso
e notti bevute d’un fiato
acqua nera dipinta negli occhi
fermi, fermi nei cristalli del buio
è pioggia, pioggia a dissetare
silenzi, silenzi tatuati alla schiena
come pietre, le pietre
e un sussurro a bocca piena
di mare
di mare

Salvatore Leone 2016