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Hammurabi

Le mie mani sono ancora nuove
esenti dal toccare, lisce
come ai tempi di Hammurabi.
La fossa di Venere non ha graffi
sarà che non tiro pietre.
Forse un giorno ho trattenuto un viso
l’ho tenuto fermo e stretto,
sarà che non hanno mai
scavato in terra, se le guardo
sembrano sfiori abortiti
vecchie macchie d’inchiostro
che giocavano a rose, due croci.
L’anulare destro si è rotto
nel quartiere di El Manar
curvo, sbilenco storto,
a lavarle di giorno si spezzano le ossa.
Mi guardo vergine di palmo
che si appoggia lento, galleria
di impronte, silenzio ai vetri.
Le ho rotte, abbandonate in tasca
e l’ansia di carezzarti il pianto
a guance ruvide.

Salvatore Leone 2017

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