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Vite all’incanto

ed io, ch’ero vestito
come un presidente, all’incanto
una giacca nera e i guanti bianchi

lasciatemi respirare

lasciatemi respirare la fine di ogni tempo
saziatevi di teste e corone
lingue asciutte, e quel languore al vanto
le strade accorte mentono spesse
sull’esteso catrame il delirio di falene abbattute

ricordo la voce delle nuvole annodate alle torri
dei castelli, i sogni erano magie e non fandonie
gli uomini concessi alla terra erano esperti d’aria

le mani ad opera dei cieli e le stelle incise ad occhi
chiusi, un dipinto di parole sulla fronte
ad inventarsi il blu della notte

ed era si notte

i giorni scorsero ad imitare il sole
le rabbie, gli onori, barlumi allevati al seno
di un’ombra martoriata

la freddezza di un inchino alle ginocchia
un muso storto, e quel sasso bianco

tra i sorrisi, una fede alla gola
le volte celesti dettate ai rampolli
sulle schiene flagellate a sferze di miele

guastatemi il sangue, deviatemi i sensi
calunniatemi il credo

ed oggi, resto qui affranto
come un demente addestrato
a nulla dire e a non pensare

riciclatemi il cuore, le ossa

mettete all’asta la pelle, i polmoni
pregiate ciglia e pupille
e non scordatevi le gambe, i piedi

ordinate il silenzio al mio fianco
reclinatemi il capo
come se dormissi

Salvatore Leone 2013

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